Morte della creatività sui banchi di scuola

Da diversi anni mi occupo di educazione e creatività e sono sempre più convinta che educare significa ispirare e coltivare. Ho un’idea molto personale di educazione. E’ importante proporsi come modello unico. Si educa attraverso il fare.
Se ciò che dico non corrisponde alle mie azioni, trasmetto incongruenza, il messaggio non passa e non viene colto. Non si può educare se non si ha niente da trasmettere. Pensiamo al mondo dell’istruzione e troviamo i bravi insegnanti, quelli che sono riusciti a trasmettere il piacere di studiare e d’imparare. Poi, ci sono quelli che puntano tutto sull’istruzione e che non operano nessuna variazione rispetto ai programmi ministeriali. Infine, ci sono i veri insegnanti, quelli che sanno aiutare a fare emergere il meglio da ciascun bambino o studente.
Sono quelli che osano dire “Io sono cosi, tu puoi diventare altro e di più!” I docenti che riescono a far fiorire i talenti e le intelligenze sono quelli capaci di rendere la scuola più interessante. Gianfranco Zavalloni ne “La pedagogia della lumaca”, di cui suggerisco la lettura ad insegnanti e genitori, scrive: “Tutti noi insegnanti dovremmo avere in mente una scuola ideale da confrontare giorno per giorno con la scuola reale. Nella società attuale, essa è centrata su alcuni cardini come l’apprendimento cognitivo, lo studio mnemonico, l’interrogazione/interrogatorio. L’apprendimento è quindi questione di memoria e logica. E’ cosi che la scuola è diventata un obbligo da sopportare.”
Uno standard fisso, dunque, che tralascia il fatto che gli esseri umani sono per natura diversi e l’insegnamento di per se dovrebbe essere un lavoro creativo. Incoraggiare, provocare, coinvolgere e istruire, questo dovrebbe essere!
La scuola predilige una cultura conformista a scapito della creatività. E’ il fallimento di un sistema educativo sempre meno vissuto nelle aule perchè deciso a tavolino dai funzionari dello Stato.
Il regista Peter Weir nel film “L’attimo fuggente” lo racconta molto bene: “Tornate alle persone, a quelle piccole persone che vanno all’asilo e riempiono i fogli di colori, dei loro colori, se non volete ritrovarvi con dei giovani che pensano e vivono solo in bianco e nero.”
L’ istruzione, da sola, non stimola certo l’espressione della creatività, caratteristica fondamentale per lo sviluppo delle capacità di adattamento, dell’autostima e della resilienza. Pensate al tempo marginale che viene dato alle materie artistiche dove un voto basso in queste discipline non viene mai percepito come un problema.
Ma la scuola, per fortuna, è composta anche da insegnanti molto validi, persone che faticano a far sopravvivere l’entusiasmo. Portano sulle spalle il peso di un sistema che non sembra voler dar spazio a chi si fa promotore di idee differenti.  Talvolta, tra alcuni vi è l’idea che la creatività sia ozio, divertimento, una parte trascurabile della nostra mente.
In realtà, l’immaginazione non è una facoltà separata della mente ma la mente stessa, nella sua interezza. Gianni Rodari, dice: “È creativa una mente sempre al lavoro, sempre a far domande, a scoprire problemi dove gli altri trovano risposte soddisfacenti, a suo agio nelle situazioni fluide nelle quali gli altri fiutano solo pericoli, capace di giudizi autonomi e indipendenti (anche dal padre, dal professore e dalla società), che rifiuta il codificato, che rimanipola oggetti e concetti senza lasciarsi intimidire dai conformismi. Questo processo – udite! udite! – ha un carattere giocoso, anche se sono in ballo le “matematiche severe”.20170915_084920

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