Lavoro e salute – La comunicazione emotiva

Nella società attuale, che privilegia l’apparire e stimola la crescita al successo materiale, accade che all’interno del luogo di lavoro, già di per se fonte di stress, si possano rilevare comportamenti al limite della correttezza, talvolta della legalità. In questa lettura ci limitiamo ad osservare la persona e i suoi bisogni nel contesto lavorativo. Lavorando nel campo dell’educazione e della crescita personale mi rendo conto che esiste ancora, una condizione diffusa, soprattutto in ambito sociale. Si richiedono alte competenze ma di fatto si tende a demansionare e a sottopagare. Molti, per bisogno, accettano a discapito delle gravi conseguenze che ne derivano. Non dimentichiamo, infatti, che il lavoro è uno degli elementi centrali della vita, non solo perché costituisce una parte consistente dell’esistenza, ma anche perché assume grande rilievo a livello personale e sociale. Quando il lavoratore si trova ad essere oggetto di condotte che minano la propria professionalità, si produce, frustrazione, ansia, negativismo, ridotta autostima e a ciò fa seguito la somatizzazione a livello fisico. Tutto ciò non è a favore della persona e tanto meno dell’azienda che cosi facendo si priva di risorse che potrebbero incrementare la produttività e migliorare i servizi. Come difendersi e tutelarsi a livello personale, quali strumenti utilizzare? Tralasciamo in questa sede il diritto soggettivo del lavoratore a mantenere la propria professionalità (espresso dall’Articolo 2103 Codice Civile “Mansioni del lavoratore”) e vediamo alcuni possibili strumenti che possono aiutarci a non farci annientare. Possiamo innanzitutto imparare a dire no, quando è necessario e quando è un nostro diritto, un “no salutare” per la dignità professionale. La comunicazione efficace non può mancare se vogliamo puntare su relazioni lavorative sane e gratificanti. La maggior parte delle persone comunica prevalentemente con la testa mettendo a tacere il cuore. Ciò è evidente quando si osserva il linguaggio del corpo e lo stile di comunicazione di alcuni “capi”. Guardandoli ci si rende immediatamente conto della prevalenza della razionalità sulle emozioni, evidentemente soffocate perché ritenute scomode. Le emozioni, per molti, sono un fatto così intimo che non può entrare in gioco nelle relazioni interpersonali dove la tendenza è vincere sull’altro, dimostrare che si è migliori e che la propria posizione è più corretta. Da qui l’autoritarismo che si sostituisce all’autorevolezza. Quando si è emotivamente intelligenti, si è in grado di comunicare con il cuore e non si sente il bisogno di umiliare, offendere, squalificare l’altro, non si pretende di primeggiare e vincere a tutti i costi esercitando un potere ansiogeno. Quando, ci si lascia guidare solo dalla testa e dalla razionalità, si finisce quasi sempre per ritrovarsi in una disputa senza fine in cui ognuno è ancorato rigidamente alle proprie posizioni. Il finale, in questi casi, è prevedibile, nella migliore delle ipotesi sarà una situazione reciprocamente insoddisfacente. Avere maggiore consapevolezza di se’ e del proprio stile comunicativo ci consente di creare relazioni migliori. Non è affatto semplice comunicare con il cuore, sviluppare un’intelligenza emotiva, non siamo abituati ed educati a farlo, costa fatica e ci vuole allenamento. La maggior parte delle persone non è disposta a compiere questo sforzo, pur sapendo che si tratta di un salto di qualità che può migliorare la vita. Questo vale per il datore di lavoro cosi come per il lavoratore dipendente. E’ necessario un buon livello di consapevolezza per decidere di rivedere il proprio modo di comunicare quando questo appare disfunzionale e inadeguato e/o quando mette a rischio la nostra salute psicofisica. Ci vuole coraggio, cambiare, si sa, non è facile, a voi la scelta! Dott.ssa Stefania Faedda Pedgogista olistica

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